Scrivere di Robe: Indiana Jones e il Tempio Maledetto (seconda ed ultima parte)

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Indiana Jones and de Tèmpol of Dùm: de Continuèscion (and Conclùsion)!

A tutta birra e senza indugi verso la seconda parte del film Indiana Jones e il Tempio Maledetto (mentre la prima parte la si può leggere tranquillamente a queste coordinate), sperando che nel frattempo voi deboscia l’abbiate recuperato e visto. Se non lo avete fatto, occhiospoilerpinocchio e una nota di demerito sul registro degli Irregolari di Baker Street, raus.

Eravamo giunti al punto clousò, ovvero al banchetto con tutte quelle pietanze emetiche troppo raffinate per i palati un po’ rustici dei nostri eroi (ed anche della gallina indisponente).
Indy, nel corso della cena, ha avanzato qualche domandina di troppo sul culto della dea Kali e sulla pietra sacra Shivalingam rubata al villaggio assieme ad una cinquantina di marmocchi.
Ma il Mahraja ha confermato di non avere nulla a che fare con questi spiacevoli avvenimenti, quindi tutti tranquilli e con il cuore leggero e colmo di buoni sentimenti, in quest’atmosfera che fa tanto Mille e una Notte, si ritirano nelle loro stanze, prestando orecchio al lontano gorgoglio della cascata.
O forse sono gli stomaci digiuni dei suddetti palati rustici, uno dei due.
Sì, insomma, i nostri hanno tutti una fame boia.
Shorty ed Indy stanno per ritirarsi nella loro stanza, ma l’archeologo decide di fare una piccola deviazione.
Credo che andrò a dare occhiolino un’occhiata occhiolino a Willie, spiega al suo giovane amico, il quale risponde con accessi di riso, pacche sulle spalle, calci sulle natiche e porgendo una confezione di profilattici nascosta nel doppio fondo del cappello.
Indy dispone infatti di un’arma segreta, un piatto colmo di frutta rinvenuto chissà dove.
Oltre al suo migliore sguardo acasamiaoacasatua in grado di piegare al suo volere qualsiasi donna, figurarsi se affamata come una iena.
Willie, che dapprima lo accoglie stizzita perché – nel caso ti fossi dimenticato di dirlo – è una rompicoglioni, cede dinnanzi allo sguardo languido di una mela decisamente secsi.

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E guarda il piatto colmo di frutta come fosse un bigolo di trenta centimetri. Poi sono gli uomini che vanno presi per la gola.

Lei, come previsto, cede.
Comincia a fare allusioni neanche troppo velate indirizzate al professore, che tipo di ricerche faresti occhiolino su di me occhiolino la notte, inizia a strusciacisi addosso, per poi dirgli che sono troppo amici e non vorrebbe rovinare tutto con il sesso sì, insomma, in sostanza, ce ne sarebbe.
Ma il dottor Jones alla fine è un archeologo, probabilmente anche un po’ nerd, per quanto possa ogni tanto divertirsi ad atteggiarsi da geimsbondo: quindi dice quelle due parole di troppo con un eccesso di sicumera Come scienziato, non anticipo mai i risultati di un esperimento, te lo farò sapere domattina, che gli costano il giro di giostra.
Viene cacciato in malo modo, la pootana che fa la preziosa pronostica un suo ritorno in non più di cinque minuti, e Indy si vede costretto a tornare nel suo alloggio, pensando tra sé e sé, in lacrime, che sicuramente ne sarà valsa la pena.
Ognuno, in camera propria, aspetta senza successo per cinque minuti l’arrivo dell’altro.
Nessuno si decide, quindi la notte sembra essere per entrambi destinata a passare con la pur dolce compagnia del proprio orgoglio.

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Quello non viene!

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Quella non viene!

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In che ssenso?

C’è di bello – per quanto sia magra consolazione – che Indy non è destinato a trascorrere la notte in solitaria compagnia di Federica la mano amica; infatti, spunta dalle tenebre un terribile strangolatore sikh adepto thug che, brandendo con fare minaccioso un filo interdentale, si accinge a, uh, strangolare l’ignaro archeologo.
Jones non accetta di buon grado le intenzioni del malamente, e nasce una colluttazione a colpi pim pem paw da far impallidire Adam West ed anche la sua panza incalzamagliata, al termine della quale lo strangolatore finisce, ironia della sorte, strangolato, perché appeso per il collo alla frusta impigliatasi al ventilatore, come un povero pistola.

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Se non c’è lo spazzolino, ci sono gli strangolatori con il filo interdentale. Tranquilli.

Nel corso di questa scena di lotta, tra l’altro, Harrison Ford si procurò un’ernia del disco, felice ricordino delle riprese (che già ne I Predatori dell’Arca Perduta si era rotto i legamenti crociati della gamba sinistra e sembrava brutto non replicare l’esperienza con un nuovo trauma). Leggi però su uichipidia che grazie ad una “procedura medica controversa” riuscì a recuperare in fretta, e la lavorazione del film non ne fu danneggiata, menomale.

Da bravo cavaliere, Indy si precipita nella camera della scassameenchia madamigella, per accertarsi che nessuno strangolatore sia appostato nell’ombra pronto ad acciderla.
O forse per trovarlo ed aiutarlo nell’impresa.
Quale che sia il caso, resta deluso.
La gallina è talmente piena di sé da essere davvero convinta che il ritorno di Jones sia dovuto al suo fascino irresistibile, ma il professore, da bravo archeologo, sembra essere più interessato ad un altro tipo di figura femminile.

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Oh, scienzià, queste sono più morbide.

Ed invece Indy ci aveva, guarda caso, visto giusto: spingendo le poppe della cariatide si accede ad un passaggio segreto! Ta-taaaaan! Momenti di mistero misterioso!
Il professore fa chiamare il suo piccolo amico, ed insieme si avventurano nel cunicolo… anche se in ventun anni di film di avventura la cosa che hai imparato è: mai entrare in un cunicolo buio, freddo e puzzolente per primi.
Ma oh, si vede che Indy ancora non aveva la tua esperienza.
I due stanno camminando con fare circospetto, come gente che si alza di notte per andare in bagno, e forse, chissà,magari anche a loro stava scappando fortissimo.
L’archeologo avvisa il marmocchio di non toccare nulla, e tu sei lì che aspetti, aspetti un’esclamazione, una parola che non arriva mai.
Shorty non dice di stare attento ai tracobbetti, e tu un po’ ci resti male, ma poi ti ricordi che questo non è I Goonies e che quel capolavoro di film il giovane Jonathan Ke Quan l’avrebbe girato nei panni di Data solo un anno dopo, nel 1985.

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Quindi niente, a monte.
In compenso, il ragazzino pronuncia una frase memorabile, che ancora citi a tavola, quando ti senti particolarmente stronzo ed hai voglia di far salire conati di vomito a tutti coloro che si ricordano di questa scena: Sembra di camminare sui biscotti.
Ed invece no, non sono biscotti manco per ‘sta cippa.
Sono insetti grossi come un palmo di mano del gigante Golia, che strisciano e si contorcono come se non ci fosse domani.
Che alla fine, visti i gusti coolinari degli abitanti del palazzo, magari la mattina queste bestiole le pucciano davvero nel latte.
Oh, ognuno.
Avanzando, i due giungono ad una stretta stanza.
Le porte di ingresso e di uscita si chiudono, il soffitto inizia ad abbassarsi e su questo e sul pavimento emergono acuminati spuntoni ancora adorni dei crani degli ultimi sventurati visitatori.
Tutto regolare, Indy se non affronta queste robe prima di colazione non si prende neanche la briga di scendere dal letto, senti.

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È un tracobbetto!

Questo tracobbetto è il preferito di George Lucas dell’intero film.
Al professore ed a Shorty è piaciuto un po’ meno.
Sono talmente nella melma che si vedono costretti a richiedere l’aiuto dell’algida stronza, la quale risponde con una certa diffidenza, non ha voglia di infilarsi in quello schifo di cunicolo, sapete s’è fatta una certa, se non vado a letto presto domani mi sveglio con due occhiaie che neanche tutto il fondotinta del mondo, eccetera.
Alla fine ci va, perché sì, sennò sai che finale del cappero, e tra mille lagne riesce miracolosamente a salvare i due premendo l’interruttore.
Teh, ci voleva tanto?
Poi ci si riappoggia e ricomincia tutto da capo.
Indy, poco propenso a farsi fregare una seconda volta, spinge tutti oltre la porta prima che si chiuda e ciao.
I tre giungono, ormai baldanzosi per le insidie brillantemente superate, ad una sorta di terrazzo in pietra naturale da cui hanno l’invidiabile opportunità di osservare tutto ciò che accade a valle, rimanendo nel contempo piuttosto nascosti.
Guarda un po’ te il coolo, alle volte.

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Ma va’ come nevica. Va’ che roba.

Quello che si para dinnanzi agli occhi dello sconcertato trio è il Tempio Maledetto.
Come il dottor Jones aveva giustamente intuito, col fischio che il culto Thug è morto e sepolto.
A valle, una folla che neanche al Lucca ComicsendGheims sta venerando la dea Kali, in onore della quale è stato apparecchiato anche un succulento sacrificio umano.
Un pover’uomo è legato ad una griglia e sta per essere, uh, grigliato.
Prima, però, il sacerdote officiante questa cerimonia dall’indubbio interesse folkloristico introduce una mano tra le coste del futuro spiedino e ne trae il cuore ancora palpitante, con un trucco che a confronto la tecnica dell’esplosione con cinque colpi delle dita è un gioco di prestigio e Pai Mei dovrebbe andare a vendere meloni in autostrada.
Non sai se a livello metaforico sia una rappresentazione della friendzone o la rievocazione in chiave truculenta del rapporto tra il nano ed Angelino agente Smith, ma comunque il povero eviscerato viene spedito tra le fiamme dell’inferno e chi s’è visto, s’è visto.

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Sei stato friendzoned

In questi frangenti, risulta chiara la volontà di Lucas di realizzare un film dai toni più cupi del primo, un po’ come successo già per quel film del nano verde che parla strano rispetto al predecessore. Ha voluto applicare alla saga cinematografica di Indiana Jones lo stesso processo che l’esempio di Nolan (spesso ripreso più perché fa faigo che per convinzione) sta diffondendo tra le pellicole di stampo supereroistico, solo trent’anni prima.
Lucas, però, va giustificato, perché era effettivamente in una fase nera della sua vita, alle prese con il divorzio, e sì, veder bruciare gente e strappare cuori doveva evidentemente avere un effetto catartico.

Il sacerdote estrae la pietra Shivalingam che, assieme ad altre due pietre della stessa fatta, comincia a sbrilluccicare peggio di quei messaggi tutti glitterati che giravano su msn qualche anno fa.
Indy, diligentemente, spiega che questo effetto è dovuto ai diamanti contenuti al loro interno… e non fa in tempo a terminare la frase che Willie, risvegliatasi dal suo shock da overdose di viulenza grazie alla parola magica che inizia per D, si fa avanti per vedere dove sono, questi stramaledetti diamanti.
Adesso ti prendi una pausa, perché sei arrivato alla fine del primo dei due file che hai scaric un attimo stanco.

Tornando a noi, Indy si cala con la sua frusta a recuperare la pietra.
E la recupera, tutt’occhei.
Solo che poi non si trattiene, va oltre e vede che ci sono questi bestioni col turbante che frustano i cininni rapiti al villaggio affinché scavino alla ricerca di altre pietre sacre, che bastava prenderne una a caso, disegnarci tre strisce sopra e felici tutti.
A questa vista, il dottor Jones si indispettisce.
Solo io e Catwoman possiamo usare la frusta!, esclama piccato, e scaglia un sasso non sacro sull’osso – questa volta, sacro – del bestione più grande in circolazione.
Bella mossa, Indy.
Il professore, Shorty e la fanciulla dolcequandodorme vengono catturati, e a Jones viene propinato il Sangue della dea Kali, una sorta di filtro che lo avrebbe reso succube di questo culto.
Dapprima lo sputa, poi – soggiogato dall’antica tecnica ninja che veniva in tempi remoti utilizzata anche contro di te quando ti rifiutavi di ingollare sciroppi disgustosi e che consiste nel tappare le narici per farti andare in carenza di ossigeno e costringerti ad introdurre il gas vitale da un altro orifizio a scelta (ma pur sempre connesso alle vie respiratorie) – è costretto a bere.
Comunque, anche leggere l’inciso nella frase precedente è una tecnica niente male e dalle identiche conseguenze, appena incontri un rappresentante Thug provi a vendergliela.
Indy si trasforma, diventa un fanatico della dea Kali ed inizia a pensare sai che c’è? Alla fine bruciare laggente non è poi così male.

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Il mio cuore brucia per te! Pessima scelta di parole.

E tu a questo punto eri carichissimo, oh, stanno per bruciare la gallina, ‘sta a vedere che è la volta buona che ce la leviamo dai coglE INVECE NO.
Arriva Shorty che, non ricevendo risposte soddisfacenti ma solo mugugni e grugniti dal suo amico Indy, pensa bene di USTIONARLO CON UNA FIACCOLA.
L’idea, per quanto possa apparire bislacca, si rivela invece davvero buona, perché l’archeologo si riprende, e con un doppio gioco nel doppio gioco (che fa quadruplo gioco, se fate i conti), intima le guardie di lasciare stare Shorty, perché se ne vuole occupare personalmente.
Così lo prende per il bavero, e gli strizza l’occhio.
Shorty è terrorizzato: il suo amico si è ripreso, occhei, ma ricorda benissimo a che cosa alludeva l’ultima volta che ha fatto l’occhiolino, e forse avrebbe preferito esser acciso.

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Sono occhiolino sveglio occhiolino adesso

Il dottor Jones inizia a prendere tutti a cavucincù, pim pem paw, tema di Williams in sottofondo, lacrime di commozione e giuoia.
Nel frattempo, cerca di salvare Willie, legata come un salame alla griglia che sta facendo su e giù verso il pozzo di lava come uno yo-yo, con la differenza sostanziale che lei non si sta divertendo neanche per un cazzo.
Alla fine, però, Indy la salva dalle fiamme, mannaggia, e come ricompensa riceve una cinquina, che a tuo avviso si merita tutta e anche con gli interessi, non si può fare un piacere a nessuno, non si può.
Momento di raccoglimento, gente che si abbraccia e, soprattuttamente, il professor Jones che torna ad indossare il suo borsalino, senza il quale si sentiva effettivamente un po’ nudo.

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Senza questo cerchio alla testa, non ero più io.

Tutti nelle miniere, a questo punto, che ci sono i marmocchi da salvare, su.
E li salvano, infatti, con grande abbondanza di scene pim pem paw, parole di maleducazione che volano da entrambe le fazioni e il Mahraja che si rivela essere un figlio di Sharazad perché con una bambolina voodoo infligge all’archeologo – già impegnato in una colluttazione con un armadio a quattro ante – dolori atroci.
Ad un certo punto, però, si ricorda di non credere nel voodoo, che lui è indiano mica caraibico, ed allora il suo piano malefico va a pootane.
Shorty, che ormai ci ha preso gusto, da una strinatina con la fiaccola anche a lui, a sua volta vittima del Sangue di Kali.
Indy continua a scazzottare il bestione, la cui sciarpina effettivamente da checca si impiglia in un rullo compressore schiacciasassi che passava di lì per caso, e l’armadio a quattro ante diventa, uh, un armadio a quattro ante spiattellato, mentre grida Da lunedì dieta, però pian piano, non così di bottAaaah.
Su consiglio del giovane Mahraja regazzino, ridestatosi dal sonno indotto dal Sangue di Kali, i due eroi più quell’essere venusiano inutile salgono su un vagone della miniera e si avventurano per i binari, inseguiti senza tregua dai tirapiedi del sacerdote, che li vogliono giustamente accidere, se non altro per recuperare quei tre fottutissimi sassi.
La scena dell’inseguimento in miniera, così come quella del rafting sul fiume e della sparatoria nel night di Shangai, era stata girata originariamente per far parte de I Predatori dell’Arca Perduta; poi sono state tagliate, ma erano comunque gran belle sequenze, ed appena finito il film Lucas pensò sai che c’è? Se facessimo un altro film e ce le sbattessimo tutte dentro?
Detto fatto, ecco a voi Indiana Jones e il Tempio Maledetto.

Il sacerdote pensa di stanare i tre allagando la miniera, che è un po’ una trovata tipo radere al suolo una casa com una bomba H perché hai visto un ragnetto sulla parete, ma vabbè.
I freni del vagone si rompono, così Indy utilizza il proprio corpo per rallentare la corsa dello stesso, appoggiando gli stivali sulle rotaie.
Terminata la corsa, accortosi di aver consumato tutta la suola delle scarpe, alla prima esclamazione Nuooooo! Erano nuove! fa seguire la ben più struggente richiesta di acqua per lenire il bruciore alle piante dei piedi.

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Accontentato

I tre sono lì, sull’orlo del precipizio e con un getto d’acqua potentissimo che minaccia di spingerli nel baratro da un momento all’altro, mentre Willie minaccia semplicemente di non venire più in vacanza con loro, che “gita culturale” lo venissero a dire a sua nonna in carriola.
Scampati anche a questa umida situazione, si ritrovano innanzi un ponte vecchio e pericolante su un fiume popolato da affamatissimi coccodrilli, di quelli che appena ti vedono iniziano a schioccare la lingua e a mettersi il tovagliolo al collo.
Willie, da persona simpatica qual è, si rifiuta di attraversare, e Shorty, esasperato, cerca di farla finita inizia a saltellare sul ponte per dimostrarne la resistenza.
E lo sfonda.
Bravo scienzià.

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Ma in Shrek ha funzionato!

Intanto Indy si trova a dover fronteggiare due malamente, che fanno gli esibizionisti sboroni con le sciabole, con quei gesti inutili e scenici che da bambino facevi sempre anche tu, poi ti finiva la spada di plastica nell’occhio ed avevi già finito di divertirti.
Il dottor Jones li guarda come due poveri stronzi, poi mette mano alla pistola per freddarli.
Se non fosse che la pistola è stata gettata da quella pistola di Willie all’inizio del film. Superato il trauma e lo scuorno, il nostro si trova costretto ad affrontare i due villanzoni a mani nude.

La stessa scena, identica, uguale uguale, era presente ne I Predatori dell’Arca Perduta, con la differenza che nel primo film Indy aveva la pistola e risolveva dunque il duello in modo rapido e indolore (cioè, per lui).
Poiché Il Tempio Maledetto rappresenta un prequel, si può intuire che la spiacevole esperienza sia stata di insegnamento al professore.
Di più: nelle intenzioni originali del regista, già ne I Predatori quel combattimento avrebbe dovuto svolgersi a suon di cazzotti e pim pem paw. Solo che, come si era detto, avevano tutti il cagotto (tutti tranne Spielberg) e di fare scene d’azione non ne aveva voglia nessuno.
Fu proprio Harrison Ford a proporre di risolvere la cosa con una pistolettata: Spielberg ne fu entusiasta, gli attori con la dissenteria neanche a parlarne.

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Il Tempio Maledetto

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I Predatori dell’Arca Perduta

Giunto alla fin della tenzone incerto sull’arcione tentò di risalir, Indy si avventura a sua volta sul ponte pericolante.
C’è un problema, però, una quisquilia, oseresti dire: da entrambi i lati del ponte giungono i sicari Thug, guidati dal sacerdote, ed i nostri non hanno via di scampo.
Ta-taaaaan! Momento altamente drammatico.
L’archeologo prende in ostaggio le pietre sacre nella sua bisaccia, minacciando di gettarle nel fiume se non fossero stati lasciati passare.
Il sacerdote fa spallucce, Vabbè, ne dipingiamo delle altre, dice.

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Vi accido i sassi! Occhio!

Fortunatamente, ad Indy viene un’idea delle sue: FAR CROLLARE L’INTERO PONTE.
Willie e Shorty ci provano, hanno davvero a cuore di fargli capire che sì, insomma, sul ponte, ecco, ci sarebbero anche loro, ma il professore, con quel maledetto borsalino che gli blocca l’ afflusso di sangue al cervello, non vuole sentire ragioni.
Gli unici d’accordo sono i coccodrilli, laggiù, che intanto hanno apparecchiato ed hanno mandato il minore a prendere una bottiglia di rosso in cantina.
Il ponte, a seguito di un colpo di sciabola ben assestato, cede, e molti Thug finiscono in pasto agli alligatori.
Restano appesi a stagionare alle corde del ponte giusto Indy, Willie, Shorty e il sacerdote malamente, che comunque, dopo una breve scazzottata con l’archeologo e un trucchetto un po’ guardalà, molla la presa e finisce nel fiume.
Willie e Shorty sono ormai in salvo, ma non vedono Indiana… che dopo qualche momento di suspanza compare sul bordo del precipizio, tenendo in mano la pietra sacra Shivalingam.
È uguale a quella che danno in edicola con Pietre e Minerali, esclama imprudentemente Shorty, che infatti viene messo a tacere da un coppino fortissimo che gli fa anche cadere la cingomma.

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Quando avete tempo, eh.

Nel frattempo, sono arrivate anche le truppe inglesi, avvertite dal giovane Mahraja di nuovo in possesso delle sue facoltà mentali, tutte e due.
C’è che ormai i malamente sono morti, e niente, i soldati stanno lì a prendersi un po’ di gloria, che male non fa.
Siamo alla fine del film: i due eroi e mezzo fanno ritorno al villaggio in maniera trionfante, da vincitori.
Portano con sé la pietra sacra, e il vecchio capotribù è raggiante: Non sapevamo proprio come altro delimitare la porta del calcetto, dice.
Sono anche accompagnati da una cinquantina di bambini, sottratti ai lavori forzati e che finalmente possono fare ritorno alle loro famiglie per, uh, lavorare.

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Indy e Willie si guardano negli occhi: dai che ce n’è pensa l’archeologo, ma Willie fa la difficile, sono in quei giorni, ti vedo di più come un amico eccetera.
Fa per andarsene, quando INDY LA TRATTIENE CON LA FRUSTA.
Finalmente, i due si baciano.

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Ma non si può limonare un attimo in santa pace che l’elefante dispettoso (stretto parente del delfino curioso e del cavallo goloso) li inonda con un getto d’acqua.

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Amore, stasera tagliata di elefante.

Non è finita qui: neanche il tempo di avvicinare di nuovo le labbra, che vengono travolti da un’orda di bambini indiani scalmanati e festanti, che vogliono esprimere la loro riconoscenza per essere stati liberati dalle miniere di Pankot.
Gli amanti, poveretti, che devono fare? Fanno buon viso a cattivo gioco, sorridono, sorridono un sacco.
Indy, mantenendo il sorriso di facciata, domanda: Tu non vuoi marmocchi, vero? Almeno un annetto o due di sesso disimpegnato?

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Andata!

Tema di Williams, lacrime di commozione, coccodrilli ingrassati come maiali, titoli di coda.
Fine.

Post Scriptum: cari Irregolari, siamo giunti al termine del primo Scrivere di Robe, la rubrica in cui vi si racconta una storia tratta da qualsiasi forma d’arte tu abbia voglia di affrontare al momento.
Ti sei divertito molto a scriverlo, certo è un lavoro abbastanza lungo ed impegnativo, quindi non lo rifarai troppo presto.
Se anche voi vi siete divertiti a leggerlo, fatelo sapere, perché a) Ti farebbe molto piacere e b) Cercheresti di accorciare i tempi per una prossima puntata.
E adesso, però, per concludere, ve lo si linka davvero il tema di John Williams, via, va’ che regalone.

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