Un brindisi agli Amici Assenti.

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Sono ancora in piedi mentre spunta l’alba, anche se ho il cuore pieno di dolore. Dovrei fare un brindisi agli Amici Assenti, invece che a questi comici. (Elvis Costello)

E giù a scrivere, che sembra tu non sappia fare altro, ed allora fallo finché hai idee per quanto confuse in testa.
Ma se anche quelle idee sdrucciolano via, scivolano inevitabilmente nel turbinio e nei flutti della vita, che cosa ti rimane?
Il ricordo, forse? La speranza?
Cazzate per romantici.
Ti rimane l’amaro in bocca, ecco cosa, la vaga sensazione di essere preso per il coolo da un’esistenza che ti tampona, ti sfascia la macchina e poi fugge sgommando, che di constatazione amichevole neanche a parlarne.
Ti resta la voglia di incazzarti come si deve e di chiederti chi te lo fa fare, perché sai bene che a zoppicare oltre l’orlo di quel precipizio sul quale brancoli ci vorrebbe un attimo.
Ma sai benissimo che il tuo bastone non supererà quella soglia. Lo sai.
Perché sai che la vita è sofferenza, e negarlo non serve; perché sai che la speranza, i sogni e quanto di bello e rassicurante ti propinano le fiabe per bambini resta privilegio esclusivo della categoria a cui quelle storie sono rivolte, e trascinarsele dietro per lungo tempo non solo è controproducente, ma è anche ridicolo.

Rimane una sola cosa da fare: continuare a zoppicare, a soffrire per questa lunga corsia di ospedale, sapendo che non esiste altro al di fuori di questo; sapendo che quanto ti si presenta lucente e meraviglioso non è altro che dolore di nuovo mascherato, pronto a sorprenderti dietro l’angolo, se gliene dai l’opportunità.
Quindi ti alzi, ti massaggi la gamba ed avanzi. Vai.
Ma non stasera.
Stasera la dedichi al rimpianto, al rimorso, agli amici assenti.
Ed anche le idee risultano inutili se qualcuno, prima di te, le ha già messe per iscritto.
Perché storpiare qualcosa che già è perfetto?
Citiamolo, piuttosto.
E beviamoci su.

Ci dicemmo addio. Seguii con lo sguardo il tassì fino a quando non fu scomparso.
Salii la rampa di scale, entrai nella camera da letto e disfeci il letto completamente e lo rifeci.
V’era un lungo capello nero su uno dei cuscini.
V’era un grumo di piombo nel mio stomaco.
I francesi hanno un modo di dire per situazioni del genere.
Quei bastardi hanno un modo di dire per tutto, ed è sempre giusto.
Dirsi addio è un po’ come morire.

(da “Il Lungo Addio”, Raymond Chandler)

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